Luigi Fantini

Di: Anonimo
SDB Giuseppe Savini Anni Quaranta/Cinquanta
"Di questo nostro impareggiabile Appennino ebbi sempre a sentire la profonda nostalgia e l'allettante sua attrazione alla quale, invero, sempre corrisposi se per tanti anni lo feci costantemente meta preferita delle mie escursioni ciclistiche domenicali spinto irresistibilmente da una specie di richiamo della foresta". A Luigi Fantini, speleologo e archeologo autodidatta nato nel 1895 a poche centinaia di metri dalle grotte del Farneto, si deve tanta della conoscenza storica e naturalistica del nostro Appennino. Esploratore di innumerevoli cavità nei gessi bolognesi, scopritore di importanti reperti archeologici Fantini, nella sua curiosità onnivora, rispose a quel richiamo della foresta a tutto tondo studiando e scrivendo anche di mineralogia, folklore, scienze naturali, paleontologia, storia e architettura. Ricercaro appenninico, si definiva. E fu forse l'intuito del ricercaro a suggerirgli di iniziare nel 1939 quello che sarebbe stato uno dei suoi lavori più importanti: la campagna fotografica di censimento degli antichi edifici della montagna bolognese. Tra il febbraio del '39 e la fine di novembre del '42 Fantini risalì in bicicletta le vallate bolognesi fotografando, con la sua 10X15 a lastre, borghi, edifici isolati, particolari architettonici, paesaggi, uomini, donne, vecchi e bambini: al fotografésta era chiamato, anche dai tanti che non capivano cosa in realtà stesse facendo. Da guardare e godere come l'ultima testimonianza fotografica di un mondo che si sarebbe per sempre perduto col passaggio della guerra, il prezioso lavoro di Fantini fu oggetto di una mostra fotografica organizzata da Italia Nostra nel 1965, per poi essere pubblicato nel 1971. Il fondo fotografico di Luigi Fantini è conservato e disponibile nelle collezioni di Genus Bononiae
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Inventario:GS_SC91_015

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