Bologna. I sovversivi. Antonio Pavani e l'esercizio arbitrario delle proprie ragioni

17/09/1930
La mattina del 8 settembre 1930 nella tenuta Castellina di Bentivoglio erano iniziati i lavori di tagliatura del trifoglio. Ventisette operai, portati dal distributore della mano d'opera dei Sindacati di Altedo, avevano accettato senza alcuna obiezione una paga di due lire e dieci centesimi all'ora. Non erano passati neanche dieci giorni che una mattina alla tenuta si presentarono solo in due: troppo bassa la paga e troppo faticoso il lavoro. Quello stesso giorno i carabinieri arrestarono sei persone per istigazione all'astensione e attentato alla libertà del lavoro. Ci finì in mezzo anche Antonio Pavani un bracciante di quarantacinque anni di Altedo, uno che nel "periodo rosso" era socialista e poi nel Venti l'avevano preso con una rivoltella senza licenza, nel Ventidue era finito dentro per minacce, resistenza e oltraggio all'Arma e un'altra volta dentro per "esercizio arbitrario delle proprie ragioni". Una testa calda, vecchia conoscenza del Comandante della compagnia. Questa volta dopo una settimana di carcere fu liberato ma diffidato nuovamente.
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Proprietà:
Archivio di Stato di Bologna
Inventario:ASBO_SOVV_Pavani_Antonio

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