Archivio privato del musicista Leonildo Marcheselli (1912-2005)
Leonildo Marcheselli, detto Nildo, è considerato il padre della Filuzzi, un particolare tipo di ballo liscio che si è diffuso nel secolo scorso nelle balere bolognesi frequentate dai cosiddetti “fìluzziani”. Questi erano i giovani ballerini della borghesia che “filavano”, ovvero si spostavano da una balera all’altra cercando di attirare l’attenzione delle ragazze con movimenti coreutici spettacolari e innovatori. Leonildo Marcheselli nacque a Longara di Calderara di Reno (BO) il 20 luglio 1912, da una famiglia contadina. Fin da bambino si interessò alla musica e apprese a suonare vari strumenti musicali, dall’ocarina all’organetto e il mandolino con i maestri Ferri e Tonelli. Negli anni Trenta formò un trio Filuzziano col quale si esibì nei locali bolognesi finché nel 1938 entrò a far parte del Quartetto Bolognese dell’Allegria, specializzandosi nel suonare il tipico “organetto bolognese” (di cui è considerato un maestro insuperato) e nell’eseguire partiture sinfoniche di propria elaborazione. Grazie al Quartetto, Marcheselli uscì dal mondo delle balere e delle serenate ed entrò nell’ambiente professionale dell’orchestrale, prendendo parte a trasmissioni radiofoniche e incidendo dischi con la celebre Durium. Negli anni Settanta la Filuzzi cedette il passo al liscio romagnolo di Casadei, di maggior impatto commerciale, ma continuò ad essere apprezzata nelle serate di ballo dei festival e delle riunioni estive. Leonildo Marcheselli è autore di oltre 600 brani di musica da ballo: valzer, polke, mazurke, tanghi e Filuzzi. Muore a Bologna il 24 giugno 2005. Il suo altissimo contributo alla storia della musica locale è stato più volte oggetto di studio da parte di un etnomusicologo della levatura di Roberto Leydi, che tanto ha dato lustro alla nostra città e al DAMS.